
· ACCANTO AL FUOCO
Novelle italiane – l’Ottocento, a cura di Gilberto Finzi, Garzanti editore Spa, Milano, 1993, pp. 539 - 551
Un contadino calabrese vicino al focolare narra una storia d’amore dal finale tragico. Un matrimonio combinato, quindi senza amore. Un “Lui” tenta di amare un’infelice sposa ma il marito li scopre e spara all’uomo che va a morire lontano. “Degno di una novella scapigliata” o del “Castello di Trezza” di Verga, il racconto appare come attardato rispetto a una novellistica borghese che insegue ormai gli scandali pubblici e privati.
· SACRIFIZIO D’AMORE
Romanzo, nuova edizione, Napoli, F. Bideri, 1937, 222 p., Fondo Vaccaro
Sacrifizio d’ amore, romanzo, nuova edizione, Napoli, F. Bideri, 1946, 222 p., Fondo Francesco Amantea
E’ il dramma sentimentale delle classi nobili. Due fratelli si contendono la stessa donna. Luciano, il più anziano, invita la bella Lisa di Ligny nella sua casa della Sila dove la giovane conosce Guglielmo, fratello minore di Luciano. I due si innamorano perdutamente ma appena Guglielmo viene messo al corrente della passione e gelosia che divora Luciano, preferisce all’amore della donna la stima del fratello. E’ il richiamo del sangue e del legame familiare.
· MASSONI E CARBONARI I-II VOL.
Cosenza, Brenner, Copyr. 1989, 2 v.
Rist. anast. dell’edizione di Caserta: tip. Salvatore Marino
Vincenzo Federici, barone d’Altilia e massone, si mette a capo di un gruppo di suoi confratelli e fonda la Carboneria convinto che i suoi fratelli massoni abbiano messo in atto un piano che vada contro gli interessi della confratenita. Ne nasce uno scontro con l’esercito francese che provocherà la morte di molti uomini da una parte e dall’altra. Il giovane Federici però verrà tradito dal popolo cosentino il quale gli negherà il suo appoggio in battaglia e lui rimarrà isolato e considerato alla stregua di un delinquente.
· IN MAGNA SILA
Cosenza, Brenner, C 1990, 108 p.
Rist. anast. dell’edizione di Napoli, 1905
In magna Sila, a cura di Pasquino Crupi, Soveria Mannelli, Rubbettino, Copyr. 2003 (stampa 2004 – XX, 152 p.)
In magna Sila: racconti calabresi, con prefazione di Achille Macchia, Napoli, stabil. Tip. F. Bideri, 1920, 108 p., Fondo Vaccaro.
In Magna Sila comprende: Maria Monaco, Francesco il Mendico, Capanna di carbonaio, Leggenda montanara, Andrea, In carcere, Mentre piove, Vallone di Rovito, Lo Stendardo di San Rocco; Un marito che si vendica. Il volume è la rappresentazione del carattere della regione calabrese.
MARIA MONACO
Il racconto narra di una donna di nome Maria che per colpa del marito finisce in carcere. Il marito, non interessandosi di lei, si innamora della sorella della moglie e con lei ha un figlio. Maria viene a conoscenza della verità e va su tutte le furie. Evade dalla prigione, raggiunge la casa della sorella e la uccide. Nel frattempo arriva il marito che vede l’amante ormai morta e inizia a picchiare Maria. Lei minaccia di mettersi a gridare, così la gente del paese la sentirà e verranno ad arrestarlo. Il marito, solo al pronunciare di queste parole, si calma e Maria gli spiega che nonostante tutto lo seguirà, ma non potrà più toccarla con un dito.
FRANCESCO IL MENDICO
Il racconto inizia in una casa di contadini in cui un’insegnante, un contadino e un vecchietto chiedono ospitalità a causa del maltempo. Percependo il silenzio irrequieto del vecchietto, i contadini chiedono al maestro notizie su questo signore. Egli, dopo questa richiesta, inizia a raccontare la storia di un giovane valoroso di nome Francesco, fidanzato con Maria. Di lei si invaghisce perdutamente un capitano francese. Francesco, preso dalla collera, inizia un conflitto con il capitano che colpisce Maria la quale muore tra le braccia di Francesco. Si intuisce che il protagonista è il vecchietto. Non si è mai rassegnato alla perdita del suo grande amore.
CAPANNA DI CARBONAIO
La moglie di Peppe, padrone di Ntonuzzo, per consumare la prima notte di nozze, vuole allontanare il servo da casa. Quindi lo fa dormire nel fienile e per resistere al freddo gli dà da bere un bicchiere di vino. Da allora Ntonuzzo, stregato d’amore con il vino, scopre che la donna ha un amante. Un giorno, rimasto solo insieme alla donna, cerca di approfittare di lei, ma non ci riesce. Dopo qualche tempo scopre nuovamente la donna con l’amante nel fienile e preso dall’ira dà fuoco alla stalla bruciando vivi i due.
LEGGENDA MONTANARA
La storia narra di alcuni contadini con l’ abitudine di riunirsi a casa del più anziano per raccontare storie di vita vissuta. Il primo narra di un tesoro nascosto e per entrarne in possesso era necessario uccidere il figlio di una vedova, versare il suo sangue in un calice, berne una metà e il restante versarlo su due pietre. La seconda storia tratta di un compare che cade in un sepolcro, in cui trova un tesoro di cui si impadronisce, ma viene bloccato da un mostro che lo costringe a riporre le monete. L’ultimo racconto cita la storia di due innamorati che sono ostacolati da un tenente francese invaghito della ragazza. I due giovani sono scoperti dal tenente che fa irruzione con il suo esercito. La ragazza rimane ferita e il fidanzato, preso dalla collera, si scaglia contro i Francesi uccidendo il tenente. Alla fine della battaglia anche il giovane morirà.
ANDREA
In questa storia si racconta la storia di un ragazzo di nome Andrea, figlio di contadini, che, all’età di soli 7 anni, lavora al servizio di una baronessa. Qui il giovane conosce la figlia, Bianca, che diventa sua compagna di giochi. Il tempo passa e i due ragazzi crescono, Bianca snobba Andrea prendendolo in giro e rimproverandolo di essere uno sciocco. Un giorno però la giovane si trova in mezzo ad una mandria di buoi che sta per travolgerla. Fortunatamente Andrea la soccorre aiutandola a salire su un muretto. La ragazza si salva ma lui viene travolto dalla furia dei buoi morendo sotto gli occhi di Bianca.
IN CARCERE
Il racconto narra di un uomo disoccupato che con la moglie malata e i tre figli soffre la fame. In preda alla disperazione cerca di rubare un tozzo di pane ma viene scoperto e condannato a 20 anni di lavori forzati. Dalla finestra della sua cella osserva tre bambini, all’inizio sono impauriti dall’uomo, poi iniziano a salutarlo. Il giorno in cui viene trasferito in un altro carcere passa in paese in manette, fermandosi davanti alla casa dei bimbi che non lo riconoscono e si abbracciano alla madre.
Dal volto dell’uomo esce una lacrima. Poi prosegue il suo cammino in silenzio.
VALLONE DI ROVITO
Misasi in questo racconto narra la vicenda di un sacerdote che dal suo terrazzo, nel vallone di Rovito, pensa a tutto ciò che lo circonda, alla vita del suo paese e in più gli torna in mente che in quel luogo furono fucilati i fratelli Bandiera. Egli aveva ascoltato i loro ultimi voleri che a distanza di anni sono ancora custoditi nel suo cuore. Più volte è andato a far visita alla madre dei due valorosi.
MENTRE PIOVE (vedi CUORE DI CALABRIA).
LO STENDARDO DI SAN ROCCO (vedi CUORE DI CALABRIA)
UN MARITO CHE SI VENDICA (vedi CUORE DI CALABRIA)
· RACCONTI CALABRESI
A cura di Pasquino Crupi, Soveria Mannelli, Rubbettino, C 2003, (stampa 2004), XX, 208 p. I racconti calabresi comprendono: Brigantaggio. Drammi calabresi: Pria d’incominciare, Giovanni, Cola il lupo, Marco, Rocco lo Scemo, Fra Tommaso l’eremita, Accanto al Fuoco, Un triste ricordo, La certosa di Serra San Bruno, Gabriella.
BRIGANTAGGIO
In questa opera prevale il ricordo di alcuni briganti generosi con i deboli e con i poveri, fieri e crudeli con i ricchi e potenti.
Si narra di briganti che rubano ai ricchi per dare ai poveri, impadronendosi dei boschi, diventando vendicatori del popolo sofferente e giustiziere.
Misasi esalta il brigantaggio politico e i briganti che considera eroici difensori della famiglia e della tradizione, spinti da un bisogno irresistibile di indipendenza.
PRIA D’INCOMINCIARE.
Misasi per elaborare i suoi racconti non si è affidato alla sua fantasia, bensì a vicende realmente accadute. Egli ha effettuato molte ricerche negli archivi di un tribunale. Misasi ama il popolo calabrese, lo ritiene generoso e magnanimo a differenza di chi afferma che si tratti di un popolo feroce, sanguinario, crudele, portato per istinto al delitto e alla rapina. Lo scrittore afferma che nel popolo calabrese vi sono tanti martiri, artisti, poeti, pensatori. Si affema sublime in tutte le rivoluzioni, sia con le armi che con le idee. Bernardino Telesio levò per primo il grido della riscossa contro il dogmatismo mentre Alberigo Gentile da Scigliano levò il grido della riforma con Campanella e Giordano. Bruno ruppe le catene del pensiero umano. Misasi si pone lo scopo di eliminare i pregiudizi sostenendo che le rapine e i delitti non sono dettati dall’istinto ma da qualcosa di più nobile. Egli, per far conoscere l’indole e le tendenze del suo paese, ritiene che si debba studiare le classi povere. Per questo motivo i protagonisti dei suoi racconti appartengono ai bassofondi della società calabrese. Inoltre usa molti vocaboli del dialetto calabrese sostenendo che si accosti di più alla lingua italiana.
FRA TOMMASO L’EREMITA
Il racconto narra di Fra Tommaso l’Eremita che vive da circa vent’anni nella montagna deserta. Durante il freddo inverno ricorda una ragazza e, spinto dall’amore per lei, duella con un rivale uccidendolo. E’ costretto poi a rifugiarsi sulla montagna, perché ricercato. Un giorno dà asilo a una giovane coppia di ragazzi che raccontano la loro storia. Quando si salutano, gli regalano una medaglia e lui in cambio dona loro un cuore di corallo rosso.
ROCCO LO SCEMO
Ogni anno a settembre il narratore Nicola Misasi si reca in una casetta poco lontana dalla vallata del Savuto. Qui trova sempre contadini che gli raccontano diverse storie sui briganti. Al tramonto, durante alcune passeggiate, incontra insieme a due uomini, Giulia Scervoni, con lo sguardo triste e stanco, una ragazza ricca che vive con due fratelli molto gelosi di lei.
Il narratore andava a caccia con Pietro che un dì gli raccontò la storia di Giulia Scervoni, fidanzata con un ricco e giovane signore dei Marzi. “Il giovane morì tragicamente cadendo da un masso, mentre la ragazza fu salvata da un contadino. Da quel giorno la ragazza non sorrise più. Il giorno dopo, l’amico Pietro mostrò a Misasi il luogo della disgrazia e gli raccontò che aveva fatto una perlustrazione sul luogo del delitto e aveva scoperto che la radice a sostegno del masso, su cui erano soliti sedersi i giovani, era stata tagliata da Rocco lo scemo, innamorato segretamente di Giulia”.
GABRIELLA
Nel racconto si narra la storia di Gabriella Aldini di Dipignano che vive con tre fratelli, molto gelosi di lei, infatti quando un giorno Giraldi di Paterno guarda insistentemente la sorella scoppia un duello. Giraldi cerca anche di rapirla. Gabriella fugge in un’antica torre feudale con l’uomo che ama, Pietro Meschini, in cui un vecchio prete benedice le nozze segretamente. Pochi anni dopo Pietro viene ucciso dai soldati e Gabriella finisce in manette e resta in carcere fino al ritorno dei Borboni. Muore sola nella sua casa.
ACCANTO AL FUOCO (Vedi Novelle Italiane - L’Ottocento)
COLA IL LUPO
Il racconto inizia con la presentazione di un ragazzo orfano, di nome Cola, soprannominato il Lupo. Egli è innamorato di una ragazza, Anna, figlia di uno dei contadini più ricchi del paese, massaro Antonio. Anna sta per sposare Giovanni, uomo ricco, al contrario di Cola che non possiede nulla. Un giorno massaro Antonio invita massaro Santo a casa sua e quest’ ultimo porta con sé il servo Cola. Massaro Antonio durante la serata beve troppo e racconta la storia del fucile che porta con sé.
Racconta che tanti anni prima lavorava con un amico, Pietro Grillo, in difesa di D. Girolamo Scelzi. Quest’ ultimo offese la moglie di Pietro che per vendicarsi lo uccise. Da quel momento Pietro divenne brigante. Successivamente massaro Antonio prese parte ad una squadriglia, il cui scopo era trovare il brigante Pietro e la sua banda. In seguito lo catturò e si impossessò del suo fucile. All’improvviso Cola interrompe il racconto e svela che Pietro il brigante è suo padre e che fu ingannato dal suo migliore amico, massaro Antonio, l’unico a sapere i suoi spostamenti. Cola fino a quel momento era all’ oscuro che colui che aveva tradito il padre era massaro Antonio. Il giorno delle nozze di Anna, Cola si impossessa di quel fucile e, preso dall’ ira, spara a massaro Antonio e al marito di Anna.
GIOVANNI
Il racconto narra la storia di una famiglia di contadini, al cui servizio vi lavora un orfano di nome Giovanni. Egli è segretamente innamorato di Rosa, la figlia del contadino. Quest’ ultima è prossima alle nozze con Santo che si reca più volte a casa loro. Fra Santo e Giovanni non corre buon sangue e da qui la decisione di consegnare Giovanni ad un’altra famiglia. Nasce una discussione tra i due che finisce con una rissa. Con lo scopo di dividerli interviene Rosa che ferma Santo spiegandogli che non vale la pena fare a botte con uno straccione. Giovanni, ferito nell’anima, scappa via. La notte stessa torna da Rosa e le confessa di aver ucciso Santo e l’amore che ha sempre provato per lei. Dopo Giovanni fugge e diventa un brigante. Passati cinque anni lo arresteranno, Rosa testimonierà contro di lui, verrà condannato a morte, ma per grazia ricevuta lo manderanno ai lavori forzati.
TRISTE RICORDO
Misasi nella novella “Triste ricordo” narra di aver conosciuto un povero giovane, Pietro Varcillo, nato a Rende, orfano di madre. Pietro Vacillo ama una giovane campagnola di nome Ladina e scrive versi ispirandosi a lei. Un giorno, un amico d’infanzia per futili motivi gli spara contro quattro colpi di rivoltella e lo uccide. Pietro lascia tremila lire a Ladina, ma lei non li accetta. La giovane si ammala dal dolore e a stento si riprende. Esce di casa solo all’imbrunire per recarsi nella chiesetta deserta per far visita alla tomba del suo Pietro.
MARCO
Il racconto narra la storia di un brigante, di nome Marco che, perseguitato dalla giustizia perché aveva ucciso il sindaco e il figlio, fugge sulle montagne. Gli alleati del sindaco per vendicarne la morte, stuprano la sorella di Marco e picchiano la madre. Il giovane s’ innamora di una donna di nome Maria che decide di affiancarlo nelle imprese da brigante. Durante un’imboscata da parte dei soldati, Marco viene ferito ed arrestato, contemporaneamente Maria viene uccisa. Il suo cadavere viene portato in carcere, lo stesso in cui si trova Marco. Egli è già moribondo e, alla vista del cadavere della sua amata, muore di dolore, tenendola stretta a sé.
LA CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO (vedi MASTRO GIORGIO)
· MASTRO GIORGIO
Commedia in un atto, con aggiunta la Certosa di Serra San Bruno, Napoli, Pierro, 1892, 64 p.
MASTRO GIORGIO
In questa novella Misasi narra la storia di un fabbro di nome Mastro Giorgio. Egli abita con la figlioletta di 7 anni di nome Rosaria che viene abbandonata da sua madre Carmela fin dalla nascita. Pur avendo l’amore del padre, sente la mancanza dell’affetto materno. Sua madre scappò con un altro uomo abbandonando entrambi. Dopo tanto tempo Carmela torna a riprendersi la figlia. Quando Mastro Giorgio la vede va su tutte le furie e le ordina di andare via. La donna non ha nessuna intenzione di lasciare la casa senza la figlia, la prende tra le braccia e le confessa che è la mamma. La piccola è contentissima, ma allo stesso tempo triste perché vede negli occhi del padre la disperazione. Carmela dice alla bimba che da questo momento non la lascerà mai più. La porta via, tra le lacrime di Mastro Giorgio.
LA CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO
La Certosa di Serra San Bruno fa parte della raccolta Racconti Calabresi di Nicola Misasi. In questa novella lo scrittore mette in evidenza la figura di un frate, Padre Serafino, ex ufficiale dell’ Arma, perdutamente infatuato di una baronessa, promessa sposa al barone Giraldi. Da qui è duello tra i due contendenti dal quale ne esce vincitore Padre Serafino. Il barone Giraldi perde la vita, la baronessa parte alla volta di Napoli e il monaco muore da solo nel suo letto in convento tra candele e fiori appassiti. “I cer della morte distruggono le passioni della vita”.
· IN PROVINCIA
In Napoli, Luigi Chiurazzi librario editore, 1896, 100 p. Fondo Vaccaro
La fierezza Calabrese che esiste con la illibertà è destinata a spegnersi con la libertà. Il volume presenta un Misasi saggista molto acuto, attento alla realtà con occhio verista.
· IL ROMANZO DELLA RIVOLUZIONE
Napoli, Salvatore Romano editore, 1904, 2 v. Fondo Vaccaro
Nel volume Misasi cerca di uscire al di fuori della regione Calabrese. Tende ad idealizzare il mondo rustico e paesaggistico che è poi alternato alla realtà che provoca brigantaggio e rivoluzione.
· CUORE DI CALABRIA
Introduzione e note di Gerardo Gallo, Cosenza, Luigi Pellegrini editore, 199?, letture per le scuole medie
Contiene: Mentre piove; Lo stendardo di San Rocco; San Francesco di Paola; I Drammi della Sila; Re e Regina; Un marito che si vendica;
MENTRE PIOVE
Lo scrittore si trova in una casa di campagna immersa nel silenzio e posta in prossimità di due casette abitate ciascuna da una famiglia di contadini tra le quali esiste un rapporto di antico rancore. In una di quelle casette vive Domenico, un giovane di vent’anni malato di tifo. Nell’altra vive la famiglia di Agata, futura sposa di Giovanni, e da sempre amata silenziosamente da Domenico. Un giorno, mentre si trova nel fiume a raccogliere i rami trasportati dalla corrente, Giovanni viene sorpreso dalla piena e verrebbe travolto se non fosse accorso in suo aiuto Domenico; il tutto avviene sotto lo sguardo atterrito di Agata. Questo atto generoso fa cambiare il cuore della fanciulla che s’innamora di Domenico di cui vorrebbe diventare sposa. Quando Domenico muore, Agata non riesce a dimenticarlo e rinuncia a Giovanni, al quale suggerisce di sposare Maria, la sorella maggiore di Domenico.
LO STENDARDO DI S. ROCCO
Stella, figlia unica di massaro Giovanni, viene data in sposa a Ligiuzzo, figlio di massaro Cola. Nel frattempo le due famiglie diventano nemiche per via di una controversia finita in tribunale, sicchè massaro Giovanni impedisce le nozze tra i due giovani, facendo fidanzare la figlia con Peppino il bersagliere, figlio di massaro Peppe. All’incanto dello stendardo di S. Rocco, da sempre attribuito alla famiglia di Ligiuzzo, risponde Peppino il bersagliere che riesce ad aggiudicarselo.
S. FRANCESCO DA PAOLA
Lo scrittore ricorda con emozione quel periodo della sua infanzia nel quale avvertì il primo sentimento religioso tramandato dalla nonna. La religione fu per Misasi reale e sensibile tant’è che ricorda le preghiere che balbettò inginocchiato sulla sponda del letto. I suoi pensieri vanno specialmente alla Madonna e a S. Francesco da Paola, il Santo calabrese, che, in un secolo pieno di ingiustizie, gridò alto il suo amore verso i poveri.
I DRAMMI DELLA SILA
Marco, un bravo giovane, figlio di un ex funzionario dell’ amministrazione borbonica, si rifugia sulle montagne per sfuggire al mandato di cattura emesso contro di lui in seguito ad una rissa, nella quale era stato coinvolto anche il figlio del sindaco. Questi, per vendicarsi delle botte ricevute, fa rinchiudere il padre di Marco nelle carceri di Cosenza dopodichè insulta la sorella che impazzisce e muore. Marco si vendica: uccide il sindaco e si mette a capo di una banda di briganti. Una sera, ospite di due massari in un casolare insieme ai suoi compari, la casa viene circondata dai carabinieri e lui fatto prigioniero. Nel casolare, oltre ai massari, vive anche una giovane donna amata da Marco la quale viene uccisa dai massari che vogliono salvarsi e la sua morte viene attribuita a Marco. Nel carcere, in cui il ragazzo è rinchiuso, viene portato il cadavere di Maria e il giovane, alla vista, resta fulminato da un attacco di cuore.
RE E REGINA
I poveri montanari del Sud avevano visto solo poche volte un re, ma mai una regina. Era un re Borbone, gretto, che voleva solo sfruttare le popolazioni, facendo pagare le tasse. Finalmente arriva l’altro re, democratico, che permette ampia libertà. Nonostante la giornata piovosa, tutti i contadini scendono nella città per acclamare il nuovo re e la sua consorte: la regina rimane nel ricordo dei cittadini per la splendida figura di donna che appare.
UN MARITO CHE SI VENDICA
Francesco, a causa di una dura sentenza, è costretto a vivere lontano, in Sicilia. Un giorno chiede a Giovanni, suo compaesano andato lì in cerca di lavoro, notizie sulla moglie rimasta in paese. Dalle frasi di Giovanni, Francesco capisce che la moglie l’ha offeso nell’onore. Così, non rispettando la legge, parte per il Paese arrivando di notte per non essere visto dai carabinieri. La moglie, spaventata, lo accoglie freddamente. La storia si conclude in tragedia, con la morte di Pietro Calogero, assiduo frequentatore della loro casa in sua assenza, che precipita in fondo al pozzo in cui si era nascosto per sfuggire a Francesco.
· MARITO E SACERDOTE
Prefazione di Giuseppe Selvaggi, Milano, Claudio Lombardi, stampa 1989, 111 p. Fondo Cesare Garboli
Marito e sacerdote, Cosenza, Ed. Brenner, C 1985, 88 p.
Marito e sacerdote, nuova ed, Napoli, tip. editrice F. Bideri, stampa 1925, 88 p. Fondo Vaccaro
Da una storia di un amore, viene tracciato un quadro sentimentale della vita sociale e della tradizione della comunità albanese in Calabria. E’ la storia di Serafina e Demetrio e di un matrimonio senza amore. Lui è innamorato di Serafina, sua moglie, ma lei ama un altro e alla fine si lascerà morire. Il vincolo del matrimonio è visto come un dovere. Serafina sacrificherà i suoi ideali per un vincolo che è sociale e morale oltre che religioso e di fronte al quale ogni altro sentimento s’ infrange e si sgretola. Serafina lo sa, come sa che la morte rappresenta l’unica soluzione al problema e muore tra le braccia di Demetrio.
· L’ASSEDIO DI AMANTEA
Rist. anast., Cosenza, Brenner, stampa 1984, 2 v.
Rist. anast. dell’edizione di Napoli: tip. editrice F Bideri, 1941
Romanzo di carattere storico. Il barone Pietro ospita alcuni uomini ricercati dalla polizia e per questo reato verrà messo in prigione. Lucia, sua moglie, in ansia per le sorti del marito, accetta la possibilità di salvezza che il governatore le offre a patto che ella ceda alle sue lusinghe. Le conseguenze sono catastrofiche. Dopo nove mesi il marito ritorna a casa, ma contemporaneamente la moglie dà alla luce un bambino. Lucia consegna il figlio alla fida Carmela e affronta il marito che la uccide per salvare l’onore della famiglia. Lucia non chiede perdono, accetta la sua punizione. E’ un dramma familiare con uno sfondo sociale.
· ANIMA RERUM
Introduzione e note di E. A. Mancuso, rist, Cosenza, edizione Brenner, C 1983, 126 p.
Rist dell’ edizione di Cosenza: L. Aprea libraio - tip. editore, 1889
CONTIENE: Il dramma di Pizzo, Il Castello di Cosenza, Il Castello di Corigliano, Sibari, Il Crocifisso de la Renella, La Sila, La cupa di Tiriolo.
IL DRAMMA DI PIZZO
Gioacchino Murat, nato da famiglia di modeste condizioni, è avviato al sacerdozio, ma ne è ben presto distolto da facili occasioni di vita. E’ attore non sempre disinteressato nelle contorte vicende politiche di Francia dal 1791 al 1796. Le vicende d’Italia lo vedono fra i più esposti, in Francia fra i più fedeli interpreti di Napoleone.
Succede il 1 Agosto sul trono di Napoli a Giuseppe Napoleone. Saggi provvedimenti in campo amministrativo, privato e pubblico consentono un rinnovamento profondo della vita economica del sud. Non ottiene da Vienna la conferma del titolo regio, tenta la spedizione armata nella Calabria, ma essa si chiude a Pizzo con la sua fucilazione il 13 Ottobre 1815. C’è nelle pagine del Misasi, un principio di realismo che non può essere disconosciuto. Questi personaggi subiscono una caratterizzazione dinamica, tal volte di tipo evolutiva e altre cronologiche.
Misasi divide il racconto in diversi capitoli:
“Il teatro”, il tutto riportato con efficacia descrittiva.
“Lo sbarco”, dagli esiti non del tutto felici.
“La caccia all’ uomo” di rilevante intensità drammatica.
“La fine di un eroe” di romantica commozione e spiccata letterarietà d’insieme.
IL CASTELLO DI COSENZA:
Sui 380 metri del colle Pancrazio, i ruderi del castello dominano il capoluogo Bruzio distrutto dal terremoto del 1184. Federico II di Svezia ne curò la costruzione verso il 1239. Secondo una tradizione, oggi non più seguita, nel 1235 Federico II vi incarcerò suo figlio Arrigo lo zoppo. Nel 1433 da fortezza militare, il castello venne adattato a residenza principesca per ospitare Luigi III d’ Angiò. Il castello di Cosenza rimaneva, ancora agli inizi del 1500, uno dei fortilizi militari più importanti della regione. Dopo il 1630 iniziò la lenta decadenza del castello ripetutamente smantellato dai terremoti, tra questi quello del 1835. Restaurato successivamente da vari arcivescovi, nel 1810 da Gioacchino Murat, dal governo borbonico fu nuovamente usato come prigione politica. Dopo l’insurrezione del 1844 vi vennero incarcerati numerosi patrioti. Minato da ulteriori terremoti nel 1852, 1854, 1870, dopo l’Unità d’ Italia divenne proprietà del demanio e nel 1883 fu acquistato dal Comune di Cosenza durante un’asta pubblica.
IL CASTELLO DI CORIGLIANO
La volontà del narratore è ben definita nella sua essenzialità: creare una pagina che, muovendo dal dato concreto, ricerchi gli esiti migliori nella forza revocatrice della fantasia. Una sorta di “racconto storico” con microsequenze e esiti artistici che non dispiacciono.
SIBARI
Sibari fu colonia greca, tra i fiumi Crati e Coscile, l’antico Sybaris, che oggi è confluente del Crati. Pagine di innegabile valore, riproposte da uno storico che non è possibile disconoscere. Ad esse, comunque, Misasi che pure dice dei suoi scrupoli documentaristici, attinge assicurando a se stesso la libertà propria dell’artista.
IL CROCIFISSO DE LA RENELLA
Percorre sottilmente la pagina un elementare sentimento religioso del sacro, misterioso ed affascinante nello stesso tempo. C’è come un interno clima, un impalpabile crescendo che parte da elementi figurativi in evidente contrasto cromatico; si pensi alla chiesetta “bianca” e al fiume “limaccioso”. “Il Crocifisso lucido era intatto senza una macchia di fango, mentre la chiesetta era fango dal pavimento al soffitto”.
LA SILA
C’è una forte incidenza del tema “Sila” nella produzione del Misasi. Per le pendici di essa sono disseminati innumerevoli paeselli dove d’inverno tornano i proprietari terrieri scacciati dalla neve e dal freddo. Prevale uno scenario di una natura selvaggia e forte che è la produzione dell’io più intimo.
LA CUPA DI TIRIOLO
Misasi è invitato dal suo editore a scrivere “una breve storia del brigantaggio Calabrese” in cui sfilano personaggi famosi e luoghi fortemente caratterizzati. “Ma non sempre il brigante aveva bisogno della casa di un compare per godere di un po’ di sicuro riposo dopo un’aggressione o un conflitto con la forza pubblica. Talvolta, il ricovero ampio, provvisto di ogni ben di Dio, se lo era fatto da sé in un luogo ove a nessuno sarebbe mai venuto in mente che vi si potesse annidare una banda brigantesca ma pur sempre vicino alla Sila”.
· FRATE ANGELICO
Romanzo, nuova ed, Napoli, tip. editrice F. Bideri, 1935, 219 p., fondo Vaccaro
E’ la storia di una baronessa di nome Maria Santafiore che, convinta di essere rimasta vedova, decide di sposare un uomo di cui non è innamorata, Jacopo Rinaldi. Il matrimonio però non ci sarà in quanto si scoprirà che il marito di Maria, Ruggero Silvestri, non è mai morto ma è Frate Angelico, il monaco, suo confidente. Tra storie d’amore diverse e intrecciate il frate morirà e la baronessa Maria diventerà suora, per amore di suo marito.
· IN PROVINCIA: L’AMBIENTE CALABRESE AL TEMPO DEI BORBONI
Rist, Sala Bolognese, Forni, stampa 1984, 100 p.
Rist. dell’ edizione di Napoli, 1986
Una raccolta di conferenze di vario argomento in cui traspare la sua avversione al nascente socialismo. Vi compare una vita tranquilla e serena con una struttura sociale: in alto i signori, nel mezzo la borghesia, in basso il popolo; su tutti il re mentre s’invoca il principio di autorità quale freno all’anarchia.
· A SUA MAESTA’ MARGHERITA DI SAVOIA REGINA D’ITALIA
Canto, rist., s. l. : s. n. 198? 8 p.
Rist. dell’edizione di Cosenza: Dalla tip. municipale, 1881
In quest’opera, dedicata alla Regina Margherita di Savoia, prima Regina d’Italia dal 1878 al 1900, Misasi sfodera un grande estro poetico intriso di vocaboli eruditi e ricercati. Lo scopo dell’autore è quello di porsi sotto l’aura protettiva della Regina insieme al suo caro popolo cosentino di cui si fa portavoce e di cui esprime tutte le amarezze e le difficoltà che esso è costretto ad affrontare. A tratti l’autore ne esalta i sentimenti nobili dei calabresi, il grande spirito di sacrificio e altre volte mette in luce il loro grande coraggio in battaglia chiamandoli “calabri leoni”.






