Citazioni
Misasi, romanziere popolare, amò la realtà della natura, dei luoghi e degli ambienti, specialmente la Sila. Secondo lo scrittore Antonio Piromalli, Nicola Misasi si ricollega ai temi del romanticismo calabrese trattati da Padula, Miraglia e Mauro. Sempre per Piromalli, i paesini silani racchiudono personaggi fuori dal comune che vivono violente passioni d’amore e gelosia, elementi caratteristici della psicologia calabrese del Romanticismo. I temi che Misasi esalta sono le passioni contrastate, i briganti, gli istinti feroci e infatti Misasi diventa, per Piromalli, il più “felice coloritore” della vita calabrese e provinciale, ma in modo particolare di quella silana. Misasi, vivendo in un periodo tardo-romantico tra le polemiche del Verismo, ha trascorso gran parte della sua vita in Calabria, risiedendo però alcuni anni a Napoli come giornalista. Egli è il tipico rappresentante di una letteratura realistica ma di origine romantica che si ispira alla regione a cui è molto legato: dai primi Racconti Calabresi (1882) a Marito e Sacerdote (1884), Femminilità (1887), Resurrezione (1892), La caccia al marito (1892), Giosafatte Talarico (1889), Carmela (1889), La badia di Montenero (1902), Devastatrice (1905), Il tenente Giorgio (1908), Solo contro tutti (1911). La rappresentazione del carattere della regione, per Piromalli, è evidenziata nel volume In Magna Sila (1883), la figura del saggista è messa in risalto nell’opera In provincia (1896), mentre la passione per la propria terra è presente in La mente e il cuore di S. Francesco di Paola (1907).
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In merito alla figura del narratore del secondo Ottocento è da sottolineare l’intervento dell’illustre studioso Fortunato Seminara che si sofferma su Misasi e in modo particolare sui pregi della sua opera, perché per Seminara, Misasi è “degno di rispetto e non gli sembra giusta l’immeritata disattenzione verso la sua opera dopo tanta importanza goduta in vita”. Lo studioso ha voluto fare attenzione ad alcuni elementi come la fantasia libera dello scrittore che non si deve fermare ai “freddi schemi del Classicismo”, facendo sì che il popolo si avvicini alla letteratura con un linguaggio molto semplice. Seminara si è soffermato sulla socialità e sulle sofferenze e i bisogni del popolo. Per questo motivo aveva fatto varie ipotesi come ad esempio attribuire la causa delle pessime condizioni della Calabria, che era una regione povera, al fatto che per molti secoli fosse rimasta fuori “dalle correnti vive della cultura e della civiltà”. Tutto ciò porta ad altre conseguenze come “l’immaturità culturale”. “Molti osservatori - secondo Seminara - avevano sostenuto che l’isolamento della Calabria era dovuto al carattere troppo orgoglioso degli abitanti, invece la conseguenza vera e propria era la mancanza di vie di comunicazione”. E continua Seminara: “Ancora oggi a distanza di molti anni dall’Unità, le vie di comunicazione ferroviarie e stradali in Calabria non hanno raggiunto una piena efficienza”.
Misasi, secondo Seminara, è scrittore cosentino non solo per anagrafe, infatti “egli cantò le montagne e i boschi della Sila” raccontando storie di briganti. Alcuni scrittori lo hanno accusato che i paesaggi da lui descritti sono frutto della propria fantasia. Inoltre “la passione risorgimentale è evidente nelle opere di Misasi ma insieme ad essa vi è una delusione post-unitaria. Questo perché almeno al Sud non vi è stata un’ “Unità”, c’era molta ribellione che si era manifestata con le varie forme del brigantaggio; tutte cause venute fuori dopo che le popolazioni erano state sottoposte a continui soprusi”.
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Un altro scrittore e critico, Pasquino Crupi, evidenzia le opere di Nicola Misasi come Racconti calabresi in cui si mette in risalto l’amata Sila come anche in un’altra opera, In Magna Sila.
In questi due racconti narra della Sila e del popolo calabrese. I protagonisti dei racconti del Misasi sono spesso contadini ma predominano anche figure come i briganti. “I suoi personaggi non li narra lui ma semplicemente “si narrano” da soli, oppure li fa narrare da una “voce popolare o colta”. Questo è il suo modo per distinguersi, perché nei suoi racconti interviene, commenta e raccoglie particolari sui luoghi”. L’obiettivo di Misasi, dice Crupi, è coinvolgere appieno il lettore.
Nell’opera Mentre piove Misasi descrive contadini poveri e case ridotte in miseria mentre in Triste ricordo mette in evidenza una storia semplice e allo stesso tempo molto triste. Nel Gran bosco d’Italia, uscito nel ‘900, quando ormai il brigantaggio è scomparso, egli riporta le ragioni di come “il dramma della gelosia spingeva ad uccidere”. Di un brigante in particolare tratta nel romanzo Giosafatte Tallarico. Parla di lui come un brav’uomo che studia da prete ma in seguito per difendere l’onore della sorella uccide un uomo. Quindi lo descrive come un brigante buono e generoso. Un altro romanzo trattato da Crupi è Cronache del brigantaggio. Invece nel lungo racconto L’odio di un bastardo parla di un ragazzo, Gabriele, detto Sparviere, che cresce nei boschi ed entra in confidenza con una ragazzina di nome Bianca della quale s’innamora perdutamente. Ma su Bianca avanzano le pretese di matrimonio di un barone cugino del tutore della ragazza che vuole farle sposare il figlio. Per il suo no al matrimonio il tutore verrà ucciso e le nozze saranno affrettate. Mentre Bianca grida con tutte le sue forze “no” arriva in suo aiuto lo Sparviere che cattura il barone e il figlio. Alla fine di questo racconto Crupi sottolinea come lo Sparviere diventi uno dei più feroci e temuti banditi delle montagne della Sila. Il ciclo dei romanzi di Misasi si apre con Marito e Sacerdote del 1883 e si chiude con Il dottor Andrea del 1921. “Questo trentennio conosce il romanzo naturalista, verista e storico”, ma ha anche molta influenza il romanzo popolare. Secondo lo scrittore Crupi, Nicola Misasi sa come catturare il lettore e come narrare. Infatti nei suoi romanzi vi sono colpi di scena, intrecci amorosi e svolte imprevedibili. La sua è una letteratura artigianale ma di alta qualità. Infatti Misasi non è semplicemente scrittore ma scrittore nazional-popolare.
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Per Gaetano Cingari tra gli intellettuali insorti contro il Niceforo, uno dei più accesi si era mostrato lo scrittore cosentino Nicola Misasi, laico e massone, ma in quel periodo soprattutto proteso a difendere un popolo generoso. “Nella risposta di Pasquale Rossi al Misasi tale linea non solo era chiara, ma era vissuta come una rottura politica-culturale”. Il Niceforo definiva Misasi “scrittore romantico con presunzioniveristiche”.
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Il saggista Vincenzo Segreti in un numero di “Calabria Letteraria ” espone il suo pensiero su Nicola Misasi e il periodo storico in cui visse lo scrittore cosentino. In effetti, secondo Segreti, Misasi ha svolto la sua attività letteraria in un periodo in cui nascevano i due Governi della Destra e della Sinistra che però, pur attuando la loro politica, non riuscirono a risollevare le condizioni della Calabria che era sempre di più oppressa dai problemi del sottosviluppo. In Calabria, afferma Segreti, i contadini venivano sfruttati, non vi erano servizi sociali, lo Stato voleva solo imporre le sue idee senza pensare alle sorti del popolo. Tutto ciò portò, come evidenzia Segreti, alla rinascita del brigantaggio, che era rinato come rivolta sociale e che venne duramente sconfitto solo dopo aver versato molto sangue di vittime innocenti.
***“Gran parte della popolazione emigrava in America per trovare lavoro; nei primi decenni del ‘900 la situazione non migliorò, le condizioni della popolazione erano pessime e lo furono ancora di più a causa di moltissimi terremoti che risultarono catastrofici, ma anche per lo scoppio delle guerre mondiali e per l’avvento della dittatura fascista”. In quel periodo il movimento culturale predominante era il Positivismo che evidenziava i fini delle ricerche filosofiche e i risultati delle scienze. In quegli anni vi era anche il Naturalismo e il Verismo che si contrapponevano al Romanticismo, infatti i primi due si preoccupavano di esprimere la natura e il vero. Per il critico Segreti il primo periodo dell’attività letteraria del Misasi è evidenziato da due raccolte scritte in versi che sono: Notti stellate (1873) e Leggende liriche (1879). Queste due opere, ispirate ai canti della Sila, sono opere molto romantiche ma nello stesso tempo hanno carattere documentario. Tutto ciò esprime, secondo Segreti, l’amore di Misasi per la sua terra. Successivamente, quando Misasi si occupa anche di giornalismo, evidenzia le condizioni del popolo e le cause che non hanno permesso il progresso civile in Calabria.
Segreti cita anche “Racconti calabresi” (1881), scritti in prosa, dove Misasi descrive gli usi, i costumi e le tradizioni del popolo. Da qui nasce In Magna Sila, un racconto con molti personaggi che sono dominati da istinti primitivi come la passione e la gelosia. Un’altra opera che Segreti prende in considerazione è L’Assedio di Amantea che viene spesso “incompresa sul piano narrativo”. Secondo il critico molto efficaci sono le caratteristiche dei personaggi inventati da Misasi come Carmela, la veggente, e Giorgio “il Nibbio”, brigante bello e generoso che ama in modo inconsapevole la donna del padre. Ben delineate sono anche le figure storiche. Come Mirabelli, comandante borbonico che resta fedele al suo re e resiste ad oltranza. Egli incontra il colonnello Luigi D’Amato, nobile amanteano, anch’esso al servizio di Napoleone che cerca di salvare la città dalla totale distruzione. Si può capire che, secondo Segreti, entrambi i protagonisti hanno una cosa in comune: l’amore per la patria. Per Segreti Nicola Misasi, per quanto riguarda l’ideologia politica, non può essere ritenuto un moderato infatti Misasi in quasi tutte le sue opere mette in evidenza il degrado della Calabria e ripropone i soliti tragici drammi della Questione Meridionale. Per Segreti, lo scrittore cosentino avversa pregiudizi su tutta la civiltà uscita dal Risorgimento ed esalta il ruolo del brigantaggio che viene inteso come una protesta verso i mali della Calabria. Il mito del brigante, secondo il critico, può essere giustificato come reazione di difesa contro le ingiustizie. Così è spiegata la figura di Giosafatte Tallarico. L’osservazione di Segreti comunque va ad evidenziare che il brigantaggio scatena quasi sempre una guerra civile, perché in effetti è “rivolta pre-politica”. “E’ un moto basato su atti di violenza contro l’intera società”.
Per il critico Segreti sono apprezzabili le denunce di Misasi contro la politica inefficiente ma i suoi articoli non sono soddisfacenti sul piano di soluzioni credibili a differenza di altri molti meridionalisti. Segreti evidenzia un altro romanzo di Misasi La mente e il cuore di San Francesco di Paola in cui Misasi tuona contro il potere dei sovrani difendendo “la sua misera terra”.
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Misasi, secondo lo storico Coriolano Martirano, tratta nella sua moderna letteratura vari argomenti inerenti alla Calabria, introducendo nella tematica un “eroe romantico”, un verista che crede negli ideali, che lotta per la difesa della propria terra e per la giustizia. Infatti, è così che il popolo calabrese definisce lo scrittore il “pittore dei sentimenti calabresi”, per la sua volontà di sconfiggere la prepotenza arrivando alla fine, ad una indipendenza della civiltà. In quel periodo, ci fu una reazione da parte del popolo, il “brigantaggio”, ambientato nella Sila, avente come fine la lotta contro i sorprusi dei potenti (i Francesi) per la difesa morale della gente e delle loro tradizioni. Temi altrettanto importanti e ricorrenti nella produzione misasiana sono: l’amore, la famiglia e la natura. L’amore per Misasi è il diritto dell’uomo verso la donna ed il dovere della donna verso l’uomo poiché “l’uomo ha solo diritti e la donna solo doveri”.
La famiglia rimane il nucleo centrale intorno al quale ruota la società calabrese fondata sull’amore e sui sentimenti. E la natura, spesso presente, sia essa esterna come montagne e pianure, sia essa interna come ambiente, diventa con Misasi un personaggio principale che ha il compito di evidenziare i sentimenti umani nelle loro diversità e contraddizioni. Nelle narrazioni del Misasi, - continua Martirano - sono stati introdotti personaggi minori per dare la possibilità ai protagonisti di svolgere la loro azione. Egli non fu un verista in senso stretto, ma come un romantico, a lui non interessava scoprire “i veri sentimenti del mandriano di fronte alle varie ingiustizie, ma scoprire soltanto i loro sentimenti che di fronte alle ingiustizie agivano come avrebbe reagito un eroe romantico infuriato”. Creò così dei personaggi che esistevano più nella fantasia popolare che nella realtà. L’ambiente nelle opere misasiane fu un elemento importante poiché rappresentava una documentazione psicologica sulle condizioni di un popolo, elevò l’ambiente a personaggio. Tutto ciò fu raccolto nel volume che contiene una serie di racconti, In Magna Sila.
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“Una fredda serenità ed un ingegno limpido e penetrante”. Con queste parole Pasquale Rossi, nella seconda edizione de “L’animo della folla” (1905), alimentava con il suo conterraneo Nicola Misasi uno scambio culturale intriso di vis polemica. Contenuta nella sezione del saggio denominata “polemiche meridionali”, la diatriba era stata innescata da un articolo del Misasi, uscito sul “Corriere di Napoli” del 27 febbraio 1905, con il titolo eloquente “Povero mezzogiorno”. Il celebre romanziere meridionale non aveva digerito la tesi, propugnata non solo da Pasquale Rossi, ma anche da Alfredo Niceforo, secondo la quale il mezzogiorno d’Italia subisse una marcata inferiorità socio-economica rispetto al Settentrione. Da qui le accuse rivolte a Pasquale Rossi di essere un socialista sui generis, per nulla vicino alle istanze della gente comune, incline alla critica più intransigente verso le classi dirigenti meridionali ma, in buona sostanza, adagiatosi nella vita del buon borghese. Un viveur, quindi, espressione della buona borghesia, pronto a dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte. La risposta del Rossi non si fece attendere: “In sociologia il bene dal male non si taglia mai nettamente da poter dire di qua è tutto il bene, di là tutto il male. Né, d’altronde, la tesi, mia e del Niceforo, era di dire il maggior male possibile del Mezzogiorno. Ma soltanto che le doti congenite dei meridionali, per un arresto di civiltà, esistessero come latenti per svilupparsi in un clima sociologico più adatto”. Perentorio.
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Secondo Gennaro Cassiani, Misasi amava la sua terra: “ne conosceva il passato, i bisogni, gli splendori, le miserie. Le storie cupe del Brigantaggio, le bellezze primitive della Sila - l’incanto delle marine, il segreto dei boschi, il murmure dei ruscelli - e poi ......poi l’urlo delle nostre miserie, delle nostre viltà e dei nostri eroismi...”.
“La sua arte fu veristica e romantica allo stesso tempo come tutta la letteratura calabrese del XIX secolo, quella della quale deriva l’arte del Misasi”. Ma la domanda che si pone Cassiani é se l’arte del Misasi fu più veristica o romantica. E risponde così: “Io che pure da dieci anni mi piego senza sosta sulle pagine degli scrittori calabresi - io che la piccola mente offro senza tregua alla mia grande passione, io non sento che una cosa: l’arte - e non mi accorgo se in essa vi sia una maggiore dose di tendenza veristica, una minore dose di pensiero classico ovvero un pizzico di romanticismo. Non vedo che l’arte - non sento che l’arte, io. Sbaglio? Forse. Ma credete pure - continua Cassiani - che é preferibile il mio errore a quello di coloro i quali, trovandosi dinanzi alla materia senza forma, dicono che essa é la quinta essenza del verismo e trovandosi dinanzi alla forma volatilizzata, senza la ragion d’essere della materia, dicono che essa ha raggiunto i pinnacoli dell’arte simbolica”.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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- G. Cingari, Storia della Calabria dall’unità a oggi, Roma; Bari: Laterza, 1982, 498 p.
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- G. Cassiani, “Tredicesima lettura di storia letteraria calabrese alla Biblioteca comunale di Reggio Calabria il 22 gennaio 1933”, Reggio Calabria, Tip. Fata morgana, 1933, 24 p., 1 ritr.